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testo, regia, elementi di scena Pietra Selva
con Michela Lucenti, Francesca Ardesi, Gabriele Ciavarra, Gloria Liberati
disegno luci Cristian Perria
suono GUP
Viartisti Teatro
in collaborazione con Fondazione Teatro Stabile di Torino / Teatro d’Europa;
Associazione Libera Nazionale

Mucchi di sale bianco, sparsi sulla scena, deposito dell’infinito andirivieni del mare, e dell’essere umano, e degli animali. Sale per i sortilegi che allontanino disgrazie e ingiurie, sale per condire il pane e i giorni e riempire la testa che s’induri. Mucchi di sale e in mezzo una donna-ragazza-bambina e il suo monologare, un rosario, un canto e un uomo e un’altra donna che prendono corpo da quei mucchi di sale, e dai ricordi.
Quanti sogni contiene la testa di una ragazza e quella di una bambina?
Che sguardo si posa sul mondo da quella porzione di vita già trascorsa, quando si è costretti da subito ad affrontare tutta la crudezza di un universo incoerente e ostile?
E cosa passa nella testa di una donna per rinnegare una figlia quale grumo di sangue di rabbia e di rinunce, una Erinni inflessibile e sorda?
Un ci nn’è, non ce n’è, non c’è nulla che ti salvi dalla durezza della vita, dal destino che ti pende sulla culla quando nasci, ma anche un ci nn’è, non ce n’è per nessuno, non si cede al presunto destino che qualcuno ha deciso di appendere alla tua culla.

Uncinn’è – dedicato a Rita Atria narra la storia di una ragazza di soli diciassette anni, che ha osato l’impensabile, ha parlato, ha rotto l’omertà che da sempre protegge la criminalità organizzata, ha “tradito” la sua stessa famiglia, e ha pagato per questo con il totale isolamento, e con la sua stessa vita. Rievocare la storia di Rita Atria, la più giovane testimone di giustizia italiana, morta tragicamente all’indomani della strage che uccise il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, significa affrontare il complesso tema della mafia e della cultura mafiosa da una prospettiva particolare, quella delle donne che di quella cultura e di quella società sono parte subordinata ma integrante; significa, in fondo, scandagliare quegli aspetti culturali e sociali sommersi e poco eclatanti, ma sostanziali nel determinare la sopravvivenza e a volte il radicamento nel nostro tessuto politico-sociale di una mentalità mafiosa.
Rita Atria è una ragazza siciliana di famiglia mafiosa, che vede morire prima suo padre e poi suo fratello. Dal dolore profondissimo nasce una rivolta morale che la porta a 17 anni a raccontare tutto quello che ha sentito fin da bambina in casa, e incontra Paolo Borsellino che la accoglierà come un padre. Raccontare di Rita, parlare delle donne e della mafia è anche interrogarsi profondamente sul sistema di valori che realmente accompagnano la nostra vita e che passiamo ai nostri figli, interrogarsi sull’attuale qualità della vita politica, culturale, istituzionale, del nostro paese e sulle forme infinite che può assumere un comportamento omertoso rendendo permeabile il tessuto sociale proprio a ciò che si vorrebbe combattere.

Pietra Selva

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