sabato 5 maggio 2012 – ore 21.00
Teatro Perempruner di Grugliasco

Dalla vita e dalle opere di Carlo Brizzolara


Di e con Francesca Brizzolara e “I burattini di Carlo”
Collaborazione alla drammaturgia: Viridiana Casali
Piano sonoro: Paolo De Santis
Occhio esterno: Renato Cravero
Compagnie Sensounico/Tecnologia Filosofica
Produzione Morenica_Cantiere Canavesano

Le teste di Pallino sono i burattini che Carlo Brizzolara si è portato dietro dal campo di concentramento di Geneifa in Egitto, dove fu internato per quattro anni come prigioniero di guerra durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ideati da Carlo, cominciarono la loro vita di personaggi grazie alle storie fornite da un certo Capitan Pallino, avventuriero e combattente prodigioso, compagno di Carlo in quel rettangolo di filo spinato.
Questi attori di cartapesta sono ancora “vivi” e dopo anni negli scatoloni sono stati riportati alla luce dalla nipote dell’autore, l’attrice Francesca Brizzolara, che attraverso la loro storia ha cominciato una ricerca molto personale sulla figura del nonno-scrittore-burattinaio. Una tappa importante nel proprio percorso artistico, un rinnovato contatto con l’origine (quasi genealogica) della propria passione per il teatro.
Nel lavoro si intrecciano tre piani: quello della storia della vicenda guerra/prigionia, con l’ideazione del teatro di burattini nel campo di concentramento; quello dei ricordi legati alla figura del Carlo Brizzolara-nonno, nutriti da lettere e materiale privato della famiglia; e quello dei testi tratti dall’opera che ci ha lasciato l’autore: le commedie per burattini, molte delle quali ideate nel periodo della prigionia, raccolte ne “La minghina bastonata”e i racconti.  Ne “La vita è sport” molti racconti sono riferiti proprio al periodo della guerra combattuta in prima linea ad El Alamein e al periodo di internamento nel campo POW di Geneifa in Egitto, dal ’42 al ’46.
Carlo Brizzolara, di origine Emiliana, ha passato gran parte della sua vita a Ivrea dove si era trasferito, con la famiglia, per lavorare alla Olivetti. E’ dunque un personaggio che ha un forte legame con il territorio Canavesano, e Morenica lo riscopre dedicandogli uno spettacolo.

Nota dell’attrice

Ho riscoperto in questo lavoro un uomo, un nonno e un autore straordinario.
Non so come, ma è arrivato il momento di mettere mano all’opera di mio nonno.
L’idea è nata dai burattini, quei burattini che ho sempre visto in casa chiusi negli scatoloni e che, mi dicevano, “sono quelli che il nonno si è portato dietro dal campo di concentramento”. Da anni con Alfonso Cipolla e Giovanni Moretti dell’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, ci si diceva che sarebbe valso la pena fare una mostra. Ma una mostra richiede un lavoro istituzionale che al momento non mi sentivo di affrontare.
Avevo voglia di un approccio più personale. Avevo voglia di mettermi a cercare negli scatoloni, di fare delle domande ai miei genitori, ai miei zii, ai conoscenti, cominciare a ricordare, scoprire nuovi aneddoti e leggende.
E così mi son detta: facciamo uno spettacolo.
E qui mi si è aperto un mondo.
Mi sono immersa in una vita che è stata prima della mia, ma con la quale ho trovato tante analogie.
Ho scoperto che forse, se faccio teatro, c’è stata una radice prima, in qualcuno che ha amato molto il teatro anche come fonte di salvezza.
Ed è forse questo il messaggio più grande che ne traggo e che vorrei trasmettere al pubblico: che la creatività e la fantasia ti permettono di trasformare le cose e i momenti più difficili: “l’importante è inventarsi qualcosa”… e crederci con tutte le proprie forze.
Dunque ora presentiamo un lavoro sulla figura di Carlo Brizzolara, e in particolare sulla vicenda legata ai suoi burattini.
Li ho ripresi in mano, li ho fatti parlare, è stata una grande emozione e anche una grande fatica, perché non è facile vestire un burattino che ha quasi settant’anni, che è nato nel deserto e in pratica ha fatto la guerra. Là nel campo di prigionia questi pupazzi avevano un ruolo e un senso ben precisi: riportavano i soldati prigionieri a casa per un attimo, li facevano rivivere e sperare.
Così il giornalista Franco Vigliani, compagno di tenda di Brizzolara, descrive uno spettacolo:
“Una volta in una gabbia spiai durante la rappresentazione da una connessura del legno il volto della platea, e vidi espressioni così intente, occhi così incantati e sorrisi così colmi di autentica e profonda beatitudine, da pensare che a ciascuno di quei soldati prigionieri fosse stato restituito, per il sortilegio di quelle creature di cartapesta e di ciò che si svolgeva sulla scena, il suo animo dell’infanzia, così pronto e abbandonato alla meraviglia, e che quest’animo rompesse a farsi strada sul viso di ciascuno cancellandovi tutta la patina che vi aveva dipinto il sole africano, e la durezza e l’amara maturità e le rughe che vi avevano impresso le crudeli esperienze e quella prigionia e quella guerra” (Franco Vigliani, La Gazzetta di Parma 28 dicembre 1948).
Ma se sono giunti fino a noi, quei burattini, un motivo ci sarà.
Carlo Brizzolara non li lasciò sotto la sabbia del deserto. Se li portò a casa.
Era partito nel ’42 con tanti buoni propositi, paracadutista della Folgore. Nella Folgore ci si arruolava da volontari. Gli ufficiali erano in genere persone dal grande carisma, che credevano negli ideali della Patria.
Dopo la guerra e la prigionia, ritorna con una cassetta piena di burattini, e forse con un’ idea un po’ diversa della guerra e della Patria, tant’è vero che tutte le sue opere posteriori sono assolutamente contro la guerra: “Il Pennacchio”, “Compania Zappatori”, per citarne alcune.
Sandrone stesso si chiede: “Ma cosa ci sarà andato a fare laggiù, il Carlìn, a sparare? Ma proprio lui?”
Quello che sappiamo per certo è che Carlo lascia “laggiù” la coperta da campo e altri effetti personali, per portarsi a casa Sandrone, la Polonia, Arpalasunda, La minghina, ecc.
E così ancora una volta, come in un’ennesima replica, Arpalasunda danzerà sul filo, la Polonia darà a Sandrone dell’ubriacone tirandogli la scopa in testa e Sandrone ubriacherà la Morte. E proprio lei, La Minghina, dopo aver assaggiato il lambrusco dirà, “Per le trombe del giudizio! Questo sì che è come dire? Vivere!”

Citazioni
“Nel deserto i sassi erano conchiglie fossili, segno che una volta c’era il mare. Se il mare era morto e chissà quanti secoli ci aveva messo, potevamo morire anche noi che la nostra vita è così corta. Qui dove tutto era asciutto il solo liquido in giro era il nostro po’ di sangue che andava su e giù; un piccolo buco, il sangue se ne andava e noi si entrava a far parte del deserto, in pace.”
Carlo Brizzolara “La vita è sport” racconto: “Sonata per clarinetto”.

“Mio nonno è tornato nel “46 e oltre alla poca carne che gli rimaneva attaccata aveva con sé una cassetta piena di burattini”
Francesca Brizzolara

“SANDRONE: … ma di tutto quello che lascio indietro… il mio ritratto. Il mio ritratto nel bicchiere di lambrusco quando… (si commuove) quando è andata via la schiuma. (Scoppia in singhiozzi). Prima di bere mi specchiavo sempre dentro al bicchiere di lambrusco”
Carlo Brizzolara “La minghina bastonata”

Breve curriculum
Lo spettacolo è stato rappresentato nel territorio della residenza Morenica- Cantiere Canavesano in provincia di Torino (Chiaverano, Burolo, Ivrea), a Ivrea Estate (Luglio 2009), al Festival “Incanti” (Torino, Ottobre 2009) e nell’ambito del Festival “Il Sacro attraverso l’ordinario” del Mutamento (Torino, Settembre 2010).
Il 14 aprile 2011 è stato presentato alla Vetrina del Festival “Il Gioco del Teatro” di Torino nella sezione “Promo” ed ha ricevuto una menzione speciale dalla Giuria per “l’elevata qualità artistica del progetto” e il 22 maggio è stato ospitato al Castello dei Burattini di Parma in occasione del Centenario della nascita di Carlo Brizzolara.

Intramontabili burattini: il Promo di Le Teste di Pallino
Ci ha introdotto nel mondo felliniano delle teste di legno che tanto sanno affascinare, a tutte le età. In questo lavoro c’è anche un’intenzione biografica dell’autrice e manipolatrice: Francesca Brizzolara ha ripescato la vita del nonno burattinaio e scrittore, che è riuscito ad organizzare una tournée del suo piccolo spettacolo in baracca nel campo di concentramento dove fu prigioniero durante la guerra. Nello spezzone da noi visto c’era un bell’equilibrio tra la parte della storia umana di Brizzolara e quella fantastica, quindi questa storia promette bene.
“Rivista on-line di Teatro Ragazzi EOLO” Aprile 2011