Piccolo Teatro Perempruner

Mercoledì 14 Aprile 2010 – ore 21.00

da un racconto di Massimo Carlotto
con Gloria Liberati
trasposizione teatrale e regia Pietra Selva Nicolicchia
Viartisti Teatro

Le canzoni segnano spesso ricordi e momenti della nostra vita. Il cielo in una stanza è la canzone della donna protagonista di questo racconto noire di Massimo Carlotto. Il racconto si apre quando tutto è ormai compiuto e niente più al mondo può cambiare le cose. La donna, gettata su una sedia nel suo modestissimo appartamento di periferia, parla da sola, cerca le ragioni di quanto le è accaduto: in un raptus ha ucciso la figlia, poco più che adolescente. Ha bisogno di chiarirsi le idee, di raccontarsi la sua vita. Il soliloquio è febbrile, stanco, sardonico, struggente e ci porta nelle periferie operaie di Torino, tra la disperazione della cassa integrazione, la solitudine di un mondo disgregato, vuoto, con la mancanza di prospettive di vita di “qualità”, dove i sogni sono quelli della TV, e la realtà è cruda e bastarda. La donna avrebbe voluto un’altra vita per la figlia ed ecco riemergere dal passato la canzone più romantica del mondo: Il cielo in una stanza…

Il testo
“Niente, più niente al mondo: appena 68 pagine di scrittura scarna e diretta. Quasi un racconto etnografico: non c’è detective, non c’è indagine se non quella dello stesso autore e di noi che leggiamo. C’è però un contesto, ossia la Torino post-operaia in cerca di un’altra identità. C’è un delitto. E c’è una voce, soprattutto, che nel finale viene raddoppiata dalle pagine di un diario.
La voce è quella di una donna di 45 anni, domestica a ore. Racconta in prima persona la propria quotidianità, sempre uguale da anni e anni di matrimonio. Descrive la geografia del suo mondo attraverso i fantasiosi e allettanti nomi dei discount alimentari. Analizza con lucida e spietata consapevolezza la grigia fissità dell’esistenza di cui è vittima. Ripone le proprie speranze di riscatto nell’unica figlia.
[…]
Carlotto ci presenta i nostri poveri. Raccoglie la loro voce come Pasolini aveva fatto ai suoi tempi. Ma non c’è più grazia nella loro esistenza, e l’eco del mondo contadino è troppo debole per riuscire a formarne l’identità. Niente, più niente al mondo – citazione da Il cielo in una stanza – già dal titolo fa professione di nichilismo: non c’è affetto, non c’è tolleranza, non c’è speranza, non c’è lo Stato, non c’è più vita. Una denuncia che potrebbe sembrare anacronistica a quelli che abbracciano l’ipocrisia di un’Italia ormai definitivamente votata al benessere. Ma qualcuno ancora vive così, e il giallo sta tutto nel decidere se queste persone siano veramente colpevoli dei crimini che compiono.”

Maria Agostinelli per www.railibro.rai.it

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