Chi era Giancarlo Perempruner
Lontane discendenze austriache, nato a Cuneo nel 1940, dopo qualche decennio all’Olivetti, si affrancò da orari, marketing, giacca e cravatta, per dedicarsi a tempo pieno allo studio del mondo fantasioso e proletario dei giochi di strada, che conobbe da vicino nella spensierata fanciullezza cuneese. Fondò a Grugliasco nella seconda metà degli anni Ottanta, il Centro per la Cultura Ludica, e cominciò a girare il Piemonte e la penisola tenendo corsi ad insegnanti e studenti, su un mondo sconosciuto ai più. Un mondo montanaro e contadino, povero di mezzi, ma ricco di inventiva, mettendo in moto un fenomeno, la riscoperta del giocattolo povero autocostruito e dei giochi di strada, che ha dato frutti impensati, dal Veneto alla Sardegna. Tanto che quell’ostico cognome teutonico, è conosciuto in buona parte delle scuole della Repubblica anche grazie al modesto periodico, homo ludens, che gli è sopravvissuto, sempre edito dal Centro per la Cultura Ludica di Grugliasco.
L’Amministrazione Comunale di Grugliasco ha dedicato il teatro cittadino a Giancarlo, un uomo in anticipo sui tempi, bizzarro e geniale che fu tante cose, bastian contrario innanzi tutto, artigiano e maestro nel riciclare materiali poveri e di recupero, (fece mostre con le zucche secche, cassette per la frutta, vecchie ruggini), grande fabulatore, (rifece in piemontese esilaranti storie prendendo spunto dal Miles Gloriosus di Plauto) cantastorie, costruttore di improbabile strumenti musicali, raccoglitore di memorie che furono il suo personale humus: la ritirata di Russia, dove morì suo padre, la Resistenza che nel Cuneese fu epica e lasciò segni più profondi che altrove, la cultura contadina, quella della montagna mentre ebbe un’ostilità profonda, ideologica, anche se sovente per ridere, per ogni sorta di gadget elettronico. Infine fu anche autore di ballate politiche, satiriche, irriverenti, portate in giro a partire dal 1970 con i Cantambanchi, sodalizio di amici musicanti che sarebbe durato fino alla fine. E non digerì mai il fatto che, già dieci anni fa, ormai il pc era il computer e non più il Partito Comunista. Nel febbraio del 1995, a soli 55 anni, Giancarlo lasciò questa terra che aveva amato e indagato con curiosità incessante. E’ morto troppo presto, aveva ancora un sacco di progetti, libri da scrivere, zucche da seminare. Il figlio Enrico gli aveva annunciato che avrebbe avuto una nipotina. Peccato, sarebbe stato un nonno fuori dal comune per Luisa, e poi, per il piccolo Giancarlo.
Per saperne di più
Centro per la Cultura Ludica di Grugliasco
e-mail: iciravegna@comune.grugliasco.to.it
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