Eros e Priapo – da furore a cenere

Teatro Perempruner di Grugliasco
sabato 2 aprile 2011 – ore 21.00

di Carlo Emilio Gadda
elaborazione drammaturgica di Luca Scarlini e Massimo Verdastro
con Massimo Verdastro
uno spettacolo di Roberto Bacci e Massimo Verdastro
musiche a cura di Francesca Della Monica, scena di Marcio Medina
costumi di Marion D’Amburgo, luci di Marcello D’Agostino
Compagnia Verdastro Della Monica – Fondazione Pontedera Teatro

Massimo Verdastro interpreta le pagine fiammeggianti del romanzo, portando in scena una scrittura appassionata e dinamica, in cui la parola è di per sé fatto teatrale.

Eros e Priapo è uno dei vertici della letteratura italiana del Novecento; esso vive di uno scontro continuo con una delle memorie più ingombranti del secolo trascorso, il dittatore, il Ku-ce, come scandivano ritmicamente le masse plaudenti di fronte a Palazzo Venezia, secondo la geniale reinvenzione fonetica dello scrittore lombardo. Gadda esplode quindi nella pirotecnia estrema di un linguaggio che è sempre e comunque spietato nell’analizzare la seduzione, banale eppure infallibile, messa in opera dall’oratore in divisa e fez, maestro di priapate sempre più smargiasse, nei confronti delle masse, ripercorrendo i luoghi più oscuri della storia del Belpaese: la sua attrazione verso l’abisso della tirannide. Frasi sferzanti illustrano tutto il grottesco di un’epoca e del suo eroe, e in specie l’equivoco della monumentalità trova incisi memorabili, narrando come un immaginario classicheggiante possa essere riciclato ai più inverosimili fini propagandistici. Come in un grande cinema verbale, Gadda ripercorre quindi il grafico funesto delle ambizioni sbagliate del Regime e come esse siano passate in tempo breve da furore a cenere, polverizzandosi nella tragedia della Guerra, in un crollo rovinoso di illusioni e scenari di cartapesta. Massimo Verdastro interpreta le pagine fiammeggianti di quest’opera, portando in scena una scrittura appassionata e dinamica, in cui la parola è di per sé fatto teatrale. In una scena nuda, attraversata da pochi segni essenziali, a Mantova per Festivaletteratura 2004 è andato in scena un primo studio di questo lavoro, che è la terza tappa di un percorso di scavo nella memoria collettiva attraverso la poesia, dopo il lavoro svolto da Massimo Verdastro insieme a Luca Scarlini sulle carceri di invenzione del De Profundis di Oscar Wilde e il confronto con le numerose voci che davano corpo a una visione di Roma nel recente SuperElioGabbaret-bestiario romano.

Eros e Priapo nasce dalla folgorazione per la prosa di Carlo Emilio Gadda e in specie del suo spietato Libro delle Furie, come recitava il titolo primo dato a questa materia incandescente, pubblicata integralmente solo postuma. Qui lo scrittore milanese dava corpo alla sue rabbie più ingestibili, facendo i conti con l’ingombrante figura del Duce (articolato istericamente Ku-ce dalle folle in delirio), di cui pure egli era stato plauditore. L’ambiente è quindi quello della Roma imperiale, distesa sepolcrale di marmi, di cui egli vuole descrivere la corruzione sempre più mortifera che ne trapela, con cortocircuiti visionari e violentissimi. Come ogni grande invettiva del ‘900 totalitario, anche questo testo nasce in primo luogo dalla necessità di mettere drasticamente in crisi la figura dello scrivente rispetto ai dati del reale. Un conferenziere ammantato di panni rinascimentali (è attivo un continuo ed evidente rimando a Nicolò Machiavelli, ‘amaro’ per la sua sapienza politica e indubbio punto di riferimento stilistico) spara a zero rivolgendosi a un pubblico che forse non esiste, svelando un meccanismo di seduzione di cui è stato vittima. Il “bicchierante” che voleva fare figliare le donne per mandare i rampolli alla “guerra, guerra, guerra”, riuscì ad arrivare e a restare al potere grazie a un mix infernale di “patria, birri e femine”. E proprio come politico Don Giovanni egli viene presentato, tra lampi neri di misoginia quasi isterica, che poi rientrano nei ranghi di una commedia di carattere. L’attualità di queste parole è assoluta: i metodi di vendita del consenso si sono affinati grazie al nuovo parco media, ma sono rimasti largamente identici e, senza forzare niente né alterare tono e misura, le frecce scritte a ridosso della Seconda Guerra Mondiale colpiscono i bersagli dell’oggi. Il grottesco è una chiave usuale nei lavori di Massimo Verdastro, in cui dolce e amaro convivono. La suggestione gaddiana nasce da un precedente di due anni fa: Supereliogabbaret. In quel caso protagonista assoluta era Roma, il riferimento Supereliogabalo di Arbasino. Eros e Priapo, presentato in forma di studio al Festivaletteratura di Mantova 2004, attraversando poi il palcoscenico del fiorentino Teatro del Sale, ha incontrato Roberto Bacci e Pontedera Teatro. Da qui la decisione comune di farne uno spettacolo. Questa ultima prova aggiunge quindi un’ ulteriore testimonianza dell’itinerario singolare di un performer che sceglie racconti abitati da molteplici identità, dando corpo a vari personaggi che sono sovente solo accennati come diversione da un itinerario principale e che pure animano decisamente un pensiero scenico in cui il confronto con le retoriche verbali è elemento centrale.

(Luca Scarlini)

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