...  guarda album fotografico ...

“E anche ricordare non basta. Occorre saperli dimenticare, i ricordi, possedere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perché i ricordi, in sè, non sono ancora poesia. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo, gesto; quando non hanno più nome e non si distinguono più dal nostro essere, solo allora può avvenire che in un rarissimo istante di grazia dal loro folto prorompa e si levi la prima parola di un verso.
R.M.Rilke

Ho lavorato al testo di Eugène Durif con un particolare emozione, sentendomi parte di quel processo creativo che ha portato alla nascita di Loin derrière le colline. Sfogliando quelle pagine ho cercato, subito, d’istinto, le  tracce, per esempio, di quell’andare tra i boschi e le vigne, tra le colline e i paesi delle langhe a cercare Pavese, e a trovare un incanto: per quella pioggia improvvisa che piega i vigneti, nell’incredibile luce del mattino d’agosto, per l’apparire, nei sentieri, di piccole croci, di immagini votive o di ceppi sparsi a ricordare i caduti, per il sentiero tra i boschi e il danzare e perdersi tra gli alberi delle parole degli attori che leggono e vivono i  “Dialoghi con Leucò”.
Ma questa prima spinta ha lasciato il posto ad un interesse profondo per la particolare scrittura di questa pièce di Durif,  dove una parola poetica, complessa, legata al mito  si accosta in modo imprevisto e spiazzante a quella semplice della parlata quotidiana, dove  il tempo dell’azione è un tempo ambiguo e frammentato, dove i luoghi descritti,  il bosco, la vigna, la piazza fantasma, hanno una forte carica simbolica ma sono anche concreti luoghi dell’azione, dove transitano o sostano i vivi e i morti della piccola comunità di un paese, all’indomani della guerra.
Durif non costruisce una “storia” anzi si potrebbe dire che non accade quasi nulla, ma è proprio questo nulla che fa emergere, come dalle profondità di un pozzo, le verità perdute.
Nello spettacolo la scena è un mondo di ruderi, cocci, frammenti dei pozzi di vigna, tracce di una civiltà antica e recente, che i personaggi della storia compongono e scompongono dando vita al bosco, alla vigna, alla “piazza fantasma” del loro paese.
Questi luoghi sono i luoghi degli incontri, dei riconoscimenti, degli smarrimenti, dei giochi, i luoghi intatti dell’infanzia o feriti dalla guerra, i luoghi degli amori sognati e dell’amore vissuto.
Questi luoghi sono incessantemente attraversati dai personaggi che compiono  una sorta di  viaggio interiore, che è anche viaggio nel tempo: il tempo della storia, quella di un paese all’indomani della liberazione con i suoi morti e i suoi sopravvissuti, il tempo sospeso dei ricordi, il tempo sofferto della memoria, il tempo dell’infanzia perduta, il tempo desiderato e sognato del futuro,  l’attimo fuggente di una notte di fine agosto,  il tempo della festa, il tempo della vita.

Pietra Selva

Download


… torna alla Home …
… torna a Spettacoli …