da “Un canto clandestino saliva dall’abisso” di Mimmo Sammartino progetto e adattamento Patrizia Schiavo a cura di Patrizia Schiavo e Pietra Selva
con Patrizia Schiavo, Vito Gravante, Gloria Liberati, Raffaella Tomellini, Gabriele Ciavarra musiche Zeno Gabaglio, Gregorio Di Trapani, Marta Duarte e Abdon Kovamou Compagnia Nuovo Teatro/ Viartisti Teatro
“Continua la lotta delle forze dell’ordine contro gli sbarchi dei clandestini. Sono stati sottoposti a fermo, centocinquanta extracomunitari, privi di documenti d’identità. I clandestini raccontano di un presunto naufragio avvenuto in mare aperto, durante il quale sarebbero annegati centinaia di loro compagni. Ma nessuna segnalazione è giunta alle capitanerie di porto. Non si nasconde un certo scetticismo sulla fondatezza della notizia. Le autorità competenti stanno comunque effettuando gli accertamenti di rito. Ed ora linea allo sport…” È solo la voce radio che introduce il nostro Canto Clandestino: un concerto poetico sonoro per percussioni, violino, violoncello e voci.
Le voci sono quelle dei racconti autentici dei pochi sopravvissuti.Sono quelle dei pescatori che hanno visto, che hanno pescato cadaveri. Sono quelle delle madri che ancora aspettano i figli. Le voci sono quelle degli annegati; negati in vita e negati pure di fronte alla morte.Vivi e morti narrano qui la storia dei popoli dell’esodo.
Patrizia Schiavo
La cronaca
All’una di notte, fra il 25 e il 26 dicembre 1996, nel Canale di Sicilia, i migranti vengono trasferiti da una vecchia nave, la Yiohan, su un peschereccio maltese che avrebbe dovuto portarli a terra. Tra i due mezzi avviene una collisione. Alle tre della stessa notte il peschereccio cola a picco. Muoiono 283 persone. Solo ventinove naufraghi riescono ad aggrapparsi alle funi lanciate dalla Yiohan, tornata indietro per tentare il soccorso. Nonostante le numerose testimonianze raccolte tra i sopravvissuti, la stampa, tranne qualche eccezione, sembra ignorare l’evento.
Nelle stive della Yiohan, ribattezzata Leopard, vengono trovate tracce inequivocabili (graffiti, scritte, preghiere) lasciate dai sopravvissuti al naufragio.
Dopo cinque anni, nel 2001 appare finalmente su “Repubblica” la notizia del ritrovamento dell’imbarcazione affondata e degli annegati.
Il “cimitero dei fantasmi” viene ritrovato a 108 metri di profondità, a 19 miglia da Portopalo, grazie alla segnalazione di un pescatore. L’orrore del disastro è impresso nelle immagini riportate a galla da un robot subacqueo inviato da un giornalista di “Repubblica”.
Il processo è ancora in corso: dei 13 mandati di cattura nei confronti dell’equipaggio della nave Yohan, ora sono rimaste solo due persone a dover rispondere all’accusa di omicidio plurimo: l’armatore pakistano organizzatore del viaggio e il comandante della nave Yiohan. Nonostante l’interessamento da parte di quattro premi nobel – Renato Dulbecco, Dario Fo, Rita Levi Montalcino, Carlo Rubbia – per quei corpi non ci saranno sepolture. La Corte d’Assise di Siracusa sancisce la “ non procedibilità” nei confronti del comandante della Yiohan accusato insieme all’armatore della nave di omicidio volontario plurimo. La decisione è assunta perché i fatti, spiegano i giudici, si sono svolti in acque extraterritoriali. Per quei morti non ci saranno neppure colpevoli.
Pietra Selva
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